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“Potresti essere un angelo”.
“Non voglio essere un angelo, voglio essere Dio”.
“Difficile, mi sa che quel posto è già stato preso”.
“Hmmm. E come avviene la successione? Per discendenza, concorso pubblico, sfida a testate come i bisonti?”.
“No, niente successione. È una carica a vita”.
“A vita? Perché quella di Dio è vita? La vita non dovrebbe iniziare e finire?”.
“Che palle! Ma non puoi berti la birra in pace? Che diamine ne so se quella di Dio è vita, a catechismo mi sedevo sempre in fondo”.
“E prende un bel vitalizio? Cioè, è un lavoro bello impegnativo. Va bene la passione, fai quello che ti piace e non lavorerai un giorno blablabla, ma un’eternità di rotture di balle… vorrà andare in ferie, suppongo”. Sorso di birra, rimuginamenti. “Solo che poi vai in ferie e non vuoi più tornare al lavoro, lo sai come funziona. Ecco, forse bisogna convincerlo ad andare in ferie, così si libera il posto”.
“E poi tu saresti il nuovo Dio, giusto? E cosa faresti come Dio?”.
“Niente. È solo per avere la carica, poi mi dimetto”. Altro sorso. “Fa curriculum, sai: settembre 2026 – Dio”.
“Tanto non li legge più nessuno i CV, sono tutti falsi”.
“Però li chiedono”.
“Sarà per la foto”.
“E io mi faccio la foto come Dio, col triangolo in testa”.
“Bah, quella possono farla tutti. Chiedi a ChatGPT e… zaaaap, sei più Dio di Dio”.
“Che inculata, sei Dio e non ti crede nessuno”.
“Per quello ti dicevo di essere un angelo”.
“No, troppo palloso. E troppo bianco, sarei sempre alla lavasecco. E canzoncine in falsetto coi boccoli biondi. No. A questo punto meglio diavolo. Se poi è troppo impegnativo o incasinato mi pento e chiedo la riassegnazione, magari un demansionamento in ufficio”.
“Ecco, bravo. Finisci la birra che dobbiamo rientrare o ci demansionano davvero”.